Melodramma e Scuola Napoletana

Melodramma e Scuola Napoletana

Il melodramma, al di là del nome, non rappresenta una varietà o derivazione del dramma, poiché costituisce un genere completamente a sé nel quale è la parte musicale ad avere il ruolo da protagonista. I primi accenni di melodramma possono essere fatti risalire all’antica Grecia, quando la poesia veniva accompagnata dalla musica, ma senza raggiungerne le vere connotazioni per il rapporto tra la parola e la parte musicale che risulta di fatto invertita rispetto al vero rapporto che devono presentare in questo genere (con la musica ce deve nettamente prevalere).

Quindi da un punto di vista di mera definizione, il melodramma è un genere di teatro dove la parte musicale costituisce la vera protagonista, e non è asservita alla parola, e che ha trovato nell’opera lirica la sua migliore espressione. Non a caso tra gli autori melodrammatici più famosi troviamo operisti come Rossini, Verdi, Bellini e Doninzetti. Da notare, e non a caso, che si tratta di tutti autori italiani, anche se non sono mancati, nel corso del suo sviluppo, anche degli autorevoli autori stranieri come Mozart. Invece da un punto di vista storico-cronologico il padre del melodramma può essere considerato il poeta Rinuccini con le sue opere del tardo 1500, che segue e sviluppa il filone intrapreso dalla Camerata dei Bardi che riprendono il mix musica-poesia tipico della tragedia greca.

Ma per un primo salto verso la sua forma più apprezzata bisogna attendere le opere di Scarlatti, che getta le basi dello stile dell’opera lirica più vicina a quella che ottiene la massima diffusione soprattutto attraverso l’attività artistica di Giuseppe Verdi. Una grande e variegata produzione del genere melodrammatico, la si è avuto attraverso la Scuola Napoletana, che invece ha il merito di aver creato quella che è diventata nota come opera “buffa” e che costituisce un sottogenere della stessa tipologia.

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